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L'ORATORIO DI NATALE
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Camille Saint-Saëns, ORATORIO DI NATALE
di Maurizio Cattaneo

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Mendrisio, 8 dicembre 2022

Magari maestro e presidente non saranno molto contenti di ciò che vado a dire, ma quasi quasi consiglio a tutti di avere un’indisposizione (un raffreddore, un po’ di tosse, una piccola raucedine sono sufficienti) così da non poter cantare e assistere ad un concerto dai banchi del pubblico. Se poi il banco è il primo e ti trovi faccia a faccia con il nostro maestro e relativa famiglia, il santo vale certamente la candela. Ma non si tratta solo della famiglia Sala. È stato spettacolare poter assistere anche all’esecuzione del coro, all’impasto dell’insieme, alle potenti entrate delle voci maschili, all’abbondanza di quelle femminili. Sei lì e te la godi: niente paura di sbagliare o di non prendere un attacco, niente scomodità di stare tutto il tempo in piedi, nessun ondeggiamento per trovare spazio tra le teste davanti così da cogliere i segni del maestro, niente strabismo per leggere lo spartito che poi non sai bene dove metterlo perché si è sempre troppo stretti. Devi solo ascoltare, goderti il momento e lasciare che i pensieri cavalchino la musica. Una figata! Certo, non sei tu a contribuire (per minimo che sia) al successo, non sei tu a offrire agli altri lo spettacolo, non c’è la soddisfazione finale ma, lasciatemelo dire, una tantum ne vale veramente la pena!

In questa condizione ho assistito al primo concerto della triade natalizia. Per tappa iniziale i tre cori (Santo Stefano, Benedetto Marcello e Città di Como, impasto oramai ben consolidato e che è cementato dall’amicizia tra i due maestri Sala e Moretti) si sono presentati al pubblico nella chiesa dei Cappuccini di Mendrisio. Sala gremita, posti del coro sull’altare ridotti al minimo che sembrava di vedere il pubblico assiepato sulle gradinate della vecchia pista di ghiaccio dell’Allmend di Berna, ambiente caldo e accogliente, dominato dall’imponente tela della crocefissione posta sull’altare e vigilato dalle stelle e dagli angeli aggrappati alla volta della navata. Partecipavano alla festa anche l’orchestra Lars con una ventina di musicisti (soprattutto archi, oltre a strumenti quali l’arpa, il fagotto e l’oboe) e la ben conosciuta Famiglia Sala, con la sola assenza di Margherita impegnata a Parigi.

Seguendo la corretta cronologia del Natale il concerto è cominciato con Et incarnatus est, di Mozart, palestra per godersi gli incredibili virtuosismi e giri di voce della Caterina, che finché; potremo averla vicino è bene godersela, prima che spicchi il volo verso ben altri palcoscenici.

Poi c’è l’Oratorio di Saint-Saëns, pezzo forte della serata. Sono cinque i momenti che mi hanno toccato nel profondo.

Nell’Ego credidi, Giovanni ha veramente fatto una professione di fede: convinta, ribadita, implorante, addolcita dal sussurro finale del coro, che ci ha portato una prima volta a raggiungere gli angeli e le stelle della volta.

La seconda volta che ho intravisto il Paradiso è stata nel sesto movimento, forse quello che da tanti anni tocca le corde del mio cuore, dove il mormorio della gente si risolve nel canto del Gloria che ha una dolcezza infinita.

Ho poi visto lo splendore dei Santi che stanno accanto a Gesù nel settimo movimento. Con Paolo, Giovanni, Caterina e l’arpa. Avete in mente la Corona dei Santi affrescata da Giusto De’ Menabuoi nella cupola del battistero di Padova? Ecco, mi sembrava di essere proprio lì.

I dolcissimi alleluja del nono movimento, eseguiti da Sofia, Lucia e Caterina con superbi gorgheggi ed echeggiati dalla parte maschile della famiglia, con il coro a rinforzare l’inno di giubilo, sono stati anch’essi una prefigurazione del Regno dei cieli.

San Pietro con le chiavi dell’entrata l’ho poi incontrato nell’ultimo movimento. La musica del Tollite hostias accompagnava un’intensissima luce che si intravedeva dietro alla porta. Peccato che alla fine mi abbia detto che non è ancora giunto il mio momento e poi non era neanche sicuro che quello fosse il mio posto… E così gli applausi mi hanno fatto ripiombare a terra.

Gusto in tempo per godermi l’ultimo pezzo: il Laudate Dominum, sempre di Mozart dove solista e coro hanno dialogato in perfetta sintonia.

Poi i bis: tre che più vari non si può. L’Hallelujah di Händel che è sembrato di assistere ad uno spettacolo di fuochi d’artificio. Il Dormi dormi che era come se la Madonna cantasse la ninnananna al suo pargoletto. Infine i pastori con le cornamuse, accompagnati da pecore e agnelli, che sono andati ad adorare Ninno nel presepe napoletano.

Accipicchia questa esperienza mi ha messo l’acquolina in bocca e mi è restata la voglia di ritentare la scalata del Paradiso. Sembra che la prossima occasione sia a Tesserete, domenica 11 dicembre, ore 17:00.
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